Samuel KrappDrammaturgo
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2017

Un verme solitario

Corto teatrale grottesco

Totò, un verme solitario stanco della propria esistenza, ripercorre una vita da parassita con un amico immaginario. Tra invettive, ricordi e desideri impossibili, la fame diventa una questione di dignità e la solitudine mostra il suo volto più fragile.

Illustrazione concettuale provvisoria per Un verme solitario

Sinossi

Totò è un verme solitario sulla sessantina che vive nell’intestino di un rabbino. Esasperato dal cibo kosher e convinto di non avere più nulla da aspettarsi, decide di lasciarsi morire di fame. A fargli compagnia c’è un bambino immaginario, al quale racconta i fasti della propria vita da parassita: il soggiorno nel corpo di una modella, le frequentazioni politiche e il successivo passaggio attraverso un maiale. I ricordi diventano un’invettiva contro gli esseri umani, pronunciata da chi rivendica con orgoglio di non aver mai fatto nulla.

L’amico cerca di aiutarlo, ma non può neppure raccogliere un pezzo di cibo: esiste soltanto nella sua testa. Quando anche il bambino comprende la propria inconsistenza, alle battute si sostituiscono i viaggi, gli studi e le possibilità di una vita che non potrà avere. Nel confronto fra la stanchezza di Totò e i desideri del suo compagno, la comicità scatologica lascia affiorare una solitudine senza rimedio. L’arrivo inatteso di un pezzo di pizza trasforma infine il pasto tanto disprezzato in un ultimo, commovente desiderio.

Note d’autore

Il verme solitario porta già nel nome la propria condizione: vive degli altri, ma resta solo. Dargli voce significa affidare a una creatura ripugnante domande molto umane sul piacere, sulla vecchiaia e sul diritto a desiderare ancora qualcosa. Totò si difende con la volgarità, l’arroganza e il pregiudizio; la sua ostilità verso il rabbino che lo ospita rivela quanto sia incapace di uscire dal proprio punto di vista. Il paradosso di un parassita che giudica il parassitismo degli uomini alimenta una satira in cui nessuno può facilmente dichiararsi estraneo alla sporcizia.

L’amico immaginario apre una crepa in questa corazza. Ha la voce e i progetti di un bambino, ma dipende interamente da chi ha deciso di rinunciare alla vita. La scoperta di non esistere sposta il dialogo dalla provocazione alla fragilità: dietro il bisogno di mangiare emerge quello di avere qualcuno accanto. Il finale raccoglie questo movimento in un oggetto quotidiano, una pizza, davanti al quale l’invettiva si interrompe e resta il pianto. Il desiderio più semplice acquista così il peso di tutto ciò che è mancato.

Messinscene

2017

Un verme solitario

Regia: Fabio Manniti

Fabio Manniti — Verme e Totò